The Broad Study: l’efficacia dell’alimentazione vegetale nel metodo McDougall

Si chiama “Dieta McDougall” e consente di dimagrire mangiando a sazietà, guarendo al contempo da patologie legate a uno stile di vita scorretto: scopriamo di cosa si tratta e perché è una piccola rivoluzione

Chiedete a una donna di esprimere un desiderio e probabilmente vi dirà “mangiare a sazietà e dimagrire senza fare attività fisica“. A dire la verità, probabilmente è il sogno anche della maggior parte degli uomini, secondo solo a un appuntamento galante con la donna dei loro sogni. E a proposito di sogni, la dieta che tutti vorremmo è rimasta appunto solo un sogno fino a oggi, o meglio fino al 20 marzo 2017, data di pubblicazione del Broad Study sulla prestigiosa rivista scientifica “Nutrition & Diabetes”.

Broad Study: come si è svolto l’esperimento?

Lo studio condotto per sei mesi ha coinvolto 65 persone dai 35 ai 70 anni abitanti a Gisborne, in Nuova Zelanda, tutte con problemi di obesità o sovrappeso e tutte affette da una patologia tra diabete di tipo 2, cardiopatia ischemica, ipertensione o ipercolesterolemia. Seguendo la dieta proposta, i partecipanti sono riusciti a ottenere una perdita di peso media di 11,5 kg in soli 6 mesi, ovvero la più grande perdita di peso mai realizzata in uno studio randomizzato con controllo (RCT) in cui i partecipanti potevano mangiare a sazietà e non erano tenuti a fare alcuna attività fisica.

Parliamo di risultati comparabili o addirittura superiori a quelli ottenuti con chirurgia bariatrica o
diete chetogeniche a bassissimo tenore di calorie (VLCKD): il tutto sostituendo una dieta ipercalorica standard con una dieta a base vegetale integrale a basso tenore di grassi (WFPB), formalmente denominata “Dieta McDougall”.

Dieta McDougall: di cosa si tratta?

In questa dieta non ci sono restrizioni sulle quantità di alimenti, purché questi siano di
origine vegetale, integrali o poco raffinati e a basso tenore di grassi. Non è consentito l’uso di grassi aggiunti, nemmeno dell’olio di oliva. Si possono utilizzare invece fonti di grassi intere come frutta secca, semi, crema di sesamo. I grassi non dovrebbero superare il 15% delle calorie giornaliere. Via libera quindi a cereali, pasta, patate, legumi, frutta e verdura.

Il segreto di questo approccio dietetico sta nel potere saziante di alimenti a bassa densità calorica ricchi di fibre. I grassi infatti apportano 9 Kcal per grammo, mentre i carboidrati solo 4 Kcal per grammo, praticamente la metà. Il che significa che un cucchiaio raso di olio apporta le stesse calorie di 150 g di patate o 300 g di broccoli. Provando a misurare con un cucchiaio la quantità di olio da versare sulle verdure, è facile rendersi conto di come un cucchiaio scarso di olio condisca veramente poco; mediamente un’insalata per essere “gustosa” richiede almeno 3 cucchiai di olio, rendendo pericolosamente ricco di calorie e grassi un piatto generalmente considerato “dietetico”. Togliendo invece l’olio dall’equazione è possibile consumare grandi volumi di cibo senza doversi preoccupare delle calorie.

 

I partecipanti dello studio sono stati istruiti a cucinare senza olio e a condire con appetitose salse a base di anacardi, crema di sesamo, lievito alimentare, aceto balsamico, mostarda e ketchup a basso tenore di zuccheri. Una volta “riaddrestrate” le papille gustative, i partecipanti hanno affermato di essere assolutamente soddisfatti del gusto dei cibi e di trovare “confortante” e “liberatorio” sapere di poter mangiare a sazietà senza sensi di colpa. Il fatto curioso è che questo intervento è stato messo a punto per durare solamente 6 mesi; quando i pazienti sono stati ricontattati per un follow-up a distanza di altri 6 mesi, i ricercatori si aspettavano di dover registrare una perdita dei benefici ottenuti con una dieta effettuata in un ambiente controllato. Invece praticamente tutti i partecipanti avevano continuato a perdere peso, in alcuni casi addirittura in maniera più massiccia rispetto ai 6 mesi precedenti, grazie alla sostenibilità e all’alto livello di gradimento della “dieta” (compliance dell’85% durante l’intero anno).

I partecipanti non ritenevano necessario abbandonare la “dieta”, proprio perché non la percepivano come tale. Durante lo studio avevano appreso ricette, modi di cucinare e abitudini che potevano tranquillamente riprodurre nell’ambiente famigliare senza sentirsi deprivati. Ma c’è di più: i pazienti non hanno solo perso peso, ma anche migliorato notevolmente alcuni marker di malattia. Il consumo di farmaci è diminuito in media del 29% e 2 pazienti sono riusciti a guarire completamente dal diabete di tipo 2. Si è osservata anche una riduzione statisticamente significativa dei livelli di colesterolo ed emoglobina glicata. A questo punto è lecito chiedersi dove stia l’inganno, se ci siano delle controindicazioni o delle difficoltà di sorta. In realtà non esistono, lo studio non ha arrecato nessun effetto avverso: tra i partecipanti è stato registrato un solo caso di ipoglicemia, corretto codificando il dosaggio dell’insulina e 2 casi di carenza di B12, corretta con un’opportuna supplementazione.

Dieta sana? Sì, ma senza rinunce

I partecipanti hanno consumato pietanze soddisfacenti come French toast, muffin, burritos, pizza, pasta alla puttanesca, non hanno mai avvertito senso di fame e non hanno dovuto subire gli effetti negativi di interventi più drastici come diete chetogeniche e chirurgia bariatica, per i quali possiamo annoverare perdita di capelli, accentuata sensibilità al freddo, calcoli biliari, alitosi e perfino morte.

Non a caso la comunità social a seguire questa dieta è particolarmente fervente, con più di 44,000 follower da tutto il mondo, entusiasti di scambiarsi ricette e testimonianze. Per maggiori informazioni è possibile  consultare il sito web dell’ideatore della dieta, medico nutrizionista che da oltre 50 anni insegna ai pazienti a migliorare la propria salute seguendo una dieta a base vegetale. Esiste anche un gruppo Facebook ufficiale riguardo a questa dieta, mentre il sito Nutritionfacts è il punto di riferimento della dieta wfpb e della medicina basata sullo stile di
vita.

  1. Interessante e anche ragionevole.
    I principi logici e semplici sono sempre quelli da seguire.

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  2. Avatar
    Gian Maria Cavalieri 19 Ottobre 2019, 9:19

    Studio interessante che conferma quanto alimentazione e salute vadano mano nella mano.

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  3. Come sempre vegetale al 100% è meglio! 😉

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  4. La cosa più interessante e’ il fatto che dopo l’esperimento non abbiamo mollato ma abbiamo continuato con questo regime alimentare.

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  5. Una dieta 100% vegetale e ben bilanciata di fatto è impostata cosi

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  6. Non ho dubbi che una qualsiasi “dieta” a base vegetale aiuti il corpo a rigenerarsi e a mantenersi sano.

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