Bologna: il menu vegano a scuola è un diritto tutelato dalla Costituzione, anche per gli insegnanti

Una sentenza importante arriva da Bologna, dove una maestra di scuola primaria ha richiesto e ottenuto dal Giudice del Tribunale di Bologna, Filippo Palladino, il riconoscimento del diritto di poter ottenere a scuola un menu vegano

Il pasto vegano a scuola è un diritto, anche per gli insegnanti, e deve essere riconosciuto al pari di quello di chi chiede una dieta diversificata per motivazioni religiose o per scelte alimentari (come nel caso dei vegetariani): a decretarlo è un’importante sentenza del Giudice del Tribunale di Bologna Filippo Palladino, che ha accolto il ricorso da parte di una maestra di scuola primaria che lavora in un istituto bolognese. La donna ha tentato per diverso tempo di ottenere per sé un pasto vegano dalla refezione – gestita dal servizio di ristorazione Ribò – forte del fatto che la scelta 100% vegetale è contemplata ormai da tempo per i bambini, ma senza successo.

Convinta di essere di fronte a un atto discriminatorio, la docente – assistita dall’avvocato Franco Focareta – ha presentato un ricorso contro il MIUR (Ministero dell’Istruzione, datore di lavoro della donna) e l’USR Emilia-Romagna (Ufficio Scolastico Regionale), con il patrocinio della FLC CGIL (categoria della scuola della CGIL) e dalla Camera del Lavoro. Pochi giorni fa, la sentenza che crea un precedente importantissimo: come richiesto dall’avvocato della ricorrente, il Giudice ha accolto il ricorso affermando che “il regime alimentare vegano appare determinato da convinzioni di natura filosofica e/o religiosa che appaiono meritevoli di tutela nell’ambito di ampio riconoscimento del diritto alla libertà di pensiero riconosciuto dalla Costituzione italiana”.

Il tutto si traduce nella condanna per il Comune di Bologna a pagare alla donna un risarcimento di 800 euro, insieme al riconoscimento del diritto a ottenere un pasto 100% vegetale a scuola anche per i docenti. “Sono molto contenta – afferma la donna in un’intervista per LAV – non so che effetti avrà sulle altre colleghe o sugli altri colleghi che stanno nella stessa situazione perché non c’é nessun automatismo per loro ma certo questa sentenza sarà un utile precedente. E nell’aria, mi auguro che ci sia la valutazione dell’inserimento del pasto vegano per gli insegnanti nel capitolato della nuova gara d’appalto per la Ristorazione collettiva pubblica, che il Comune di Bologna bandirà”.

Il caso Casamitjana nel Regno Unito

Questa vicenda non può che riportare alla mente quella di Jordi Casamitjana (in foto), resa pubblica nel 2018 e conclusasi all’inizio di quest’anno: ex dipendente della League Against Cruel Sports (LACS), Casamitjana sosteneva di essere stato licenziato dalla società dopo aver rivelato che la stessa aveva investito fondi in aziende coinvolte nella sperimentazione animale. Il LACS, d’altra parte, rifiutava l’accusa sostenendo di aver licenziato l’uomo per cattiva condotta. In una azione legale descritta dai giornali inglesi come “landmark” (causa esemplare), un tribunale ha deciso che il veganismo etico non può essere oggetto di discriminazione.

Così il tribunale del lavoro di Norwich si è pronunciato con una sentenza secondo la quale il veganesimo etico è paragonabile a una religione o a un credo filosofico e, pertanto, non può essere causa di discriminazione. La pronuncia, che non ha valore di precedente e che costituisce un procedimento preliminare e distinto rispetto alla causa di impugnazione del licenziamento che la ha generata, è stata salutata come una sentenza “storica”, le cui implicazioni – soprattutto nel mondo dei rapporti di lavoro – sono ancora tutte da immaginare e potrebbero dar luogo ai più vari casi di obiezione di coscienza.

Per approfondire: Regno Unito, caso Casamitjana: il veganismo etico non può essere oggetto di discriminazione

Dieta vegana a scuola: è di nuovo necessario il certificato medico?

Mentre il caso di Bologna risulta unico nel suo genere, dal momento che coinvolge un’insegnante, dal 2016 le Linee Guida per la Ristorazione Scolastica riconoscono il diritto ai bambini di ottenere pasti vegani a scuola senza l’obbligo di presentare un certificato medico per la richiesta. Questo anche se la bozza delle nuove Linee di Indirizzo minaccia di riportare all’obbligo della certificazione medica. Dal momento che il documento è ancora una bozza, la legge rimane dalla parte dei genitori. Lo dichiara apertamente l’avvocato Carlo Prisco, esperto di vicende legali che riguardano alimentazione e stile di vita vegani: “Le linee guida del Ministero della Salute sulla ristorazione scolastica sono molto chiare: non è necessaria alcuna certificazione per menu particolari, basta la semplice richiesta. Qualunque altro documento richiesto dalla scuola o dal Comune rappresenta dunque un abuso, che i giudici hanno recentemente definito come atto discriminatorio (questo vale, soprattutto, nel caso in cui la scuola richieda documenti di sana e robusta costituzione: questo avalla la discriminazione, nonché la convinzione che l’alimentazione a base vegetale sia dannosa per gli individui)”.

“Gli istituti scolastici – continua Prisco – non possono rifiutarsi di accontentare la richiesta dei genitori, anche se accade molto spesso. In questo caso, il primo passo è procedere con una diffida formale, anche tramite un legale. Se ciò non è sufficiente, occorre passare alle vie legali: si può intraprendere una causa per chiedere che un giudice si pronunci, imponendo a chi di dovere di accogliere la legittima richiesta genitoriale”.

 

Leggi anche: Le folli e antiscientifiche Linee Guida Ministeriali sull’alimentazione pubblica: il vegan diventa una “deriva ortoressica”

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  1. Si è creato un precedente che speriamo serva in altri contesti come questo 🙂

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  2. Nutrirsi correttamente e eticamente è un diritto di tutti

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  3. Il menu vegano a scuola è un diritto tutelato dalla Costituzione… e per fortuna!

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