Blockchain: la tecnologia che rivoluzionerà la food industry

Trasparenza, tracciabilità, velocità d’azione in tema di sicurezza alimentare. Uno strumento con grandi potenzialità sia a livello di produzione che di consumo.

Blockchain sta diventando una realtà sempre più presente con un numero crescente di aziende alimentari e rivenditori che sperimentano questa nuova tecnologia. L’istituto di ricerca britannico Ecovia Intelligence che si occupa di realtà produttive etiche a livello globale vede in essa, l’opportunità concreta di coniugare i processi all’interno dell’industria alimentare ad un sistema basato sulla sostenibilità.

Fino a poco tempo fa la parola “Blockchain” era quasi esclusivamente collegata al mondo delle criptovalute (i Bitcoin) e dei servizi finanziari. Ma è molto riduttivo. Di cosa si tratta?

La blockchain è un registro, un enorme database distribuito. Ogni unità del registro è un “blocco”e i blocchi sono collegati tra loro nell’ordine in cui sono stati creati: sono connessi come nodi di una rete, usando la crittografia, che li lega in modo virtualmente non modificabile. La tecnologia può essere usata per registrare degli eventi e assicurarsi che quella registrazione non venga mai cancellata. Le applicazioni sono infinite e nei più disparati ambiti: nel settore della produzione di cibo, può aumentare la sicurezza e garantire la trasparenza della filiera.

Il sistema blockchain si basa su un database distribuito che è insieme accessibile a tutti e immutabile. In pratica garantisce che le informazioni collegate a quell’alimento non abbiano subito modifiche e siano quindi sicure”, ha dichiarato Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio blockchain & distributed ledger del Politecnico di Milano. Applicata al settore alimentare questa tecnologia consente a ogni consumatore di controllare tutte le informazioni su quel prodotto prima di comprarlo, prendendo così decisioni più consapevoli sul cibo che sceglie di mettere nel proprio piatto.

Alcune settimane fa, Carrefour è diventato il primo rivenditore europeo a introdurre la blockchain per prodotti alimentari all’interno di un piano di trasformazione di ditribuzione che ha l’obiettivo di generare un giro d’affari di 5 miliardi di euro in vendite di prodotti biologici entro il 2022. L’azienda ritiene che la tecnologia blockchain rivoluzionerà il sistema in cui sono attualmente concepite le sue catene di approvvigionamento rendendo possibile concentrarsi esclusivamente sulla qualità e trasparenza dei prodotti alimentari.

Come è stato discusso anche all’evento Sustainable Foods Summit il 7 e 8 giugno 2018 ad Amsterdam con esperti e realtà da tutto il mondo, la blockchain ha molti vantaggi. Fornisce trasparenza e apertura a tutti i protagonisti della produzione: aziende alimentari, rivenditori e consumatori. Descritto come un “libro mastro aperto” per le transazioni, la blockchain offre un modo sicuro per tracciare e trasferire beni attraverso la filiera. Ha il potenziale per trasformare le reti di fornitura spesso poco trasparenti.

Blockchain aiuta a mitigare e ridurre considerevolmente i rischi di frode e sicurezza. Una delle problematiche che da sempre affligge il comparto Food è, infatti, quello delle frodi e contraffazioni alimentari che, secondo le stime del GFSI (Global Food Safety Initiative), costano al settore tra i 30 e i 40 miliardi di dollari annui. Olio di semi spacciato per extravergine, gelati prodotti con ingredienti scaduti, scandali sulle filiere della carne (vedi il caso Prosciuttopoli) e, nel caso dell’Italia, falsi prodotti Made In Italy. Si stima che uno su dieci prodotti alimentari sia contraffatto o etichettato in modo errato. I prodotti manomessi possono essere facilmente identificati e isolati evitando costosi richiami di prodotti.

Walmart negli Stati Uniti sta lavorando su progetti pilota volti ad implementare la tecnologia. L’azienda afferma che una riduzione anche solo dell’1% delle malattie di origine alimentare negli Stati Uniti potrebbe generare ulteriori $ 700 milioni in aumento della produttività. Walmart sostiene che in tema di trasparenza, blockchain avrà lo stesso impatto che il web ha avuto per la comunicazione. In uno degli esperimenti che hanno effettuato per mettere a punto il sistema di rintracciaiblità, hanno impiegato, attraverso i sistemi informatici, 2,2 secondi per individuare la fattoria di produzione di un lotto (realtivamente alla produzione di mango). Senza blockchain, ci sarebbero voluti, sei giorni per identificare lo stabilimento agricolo d’origine.

Fonte IBM in uno studio sulla blockchain nella food industry. Nell’infografica, la filiera e i punti di maggior rischio.

Oltre alla trasparenza e alla tracciabilità, ci sono anche benefici economici. La tecnologia accelera le transazioni, consentendo agli agricoltori di essere pagati più velocemente. Inoltre impedisce la coercizione dei prezzi e i pagamenti retroattivi, comuni all’industria alimentare. Ad esempio, la Louis Dreyfus Company nei Paesi Bassi ha recentemente effettuato la prima vendita di materie prime agricole sfruttando la blockchain. Ha venduto 60.000 tonnellate di soia americana al governo cinese. L’intera transazione ha richiesto una settimana, riducendo il tempo di logistica totale dell’80%.

La blockchain può cambiare molte delle dinamiche comuni nell’industria alimentare rivoluzionandole. Come Uber e Airbnb, può eliminare gli intermediari e ridurre i prezzi dei servizi o dei prodotti creando così nuovi equilibri e impedendo che le multinazionali possano fissare i prezzi, determinare le verietà e la qualità dei prodotti. I coltivatori possono connettersi direttamente con rivenditori, operatori dei servizi di ristorazione e persino i consumatori. I piccoli produttori potrebbero trarre maggiori benefici da prezzi più equi e da una più ampia base di clienti.

La più grande rivoluzione tuttavia avverrà a livello del consumatore. I consumatori stanno diventando sempre più esigenti quando acquistano prodotti alimentari, cercando informazioni su caratteristiche ambientali, etiche e salutistiche. Blockchain è una piattaforma può, per sua natura, soddisfare tutte queste esigenze informative. Nell’ipotesi di un supermercato che sfrutta la tecnologia, i consumatori avrebbero l’opportunità di scansionare il codice QR per ottenere informazioni sulle origini del prodotto: dove e come è stato prodotto, il nome dell’agricoltore, quali trattamenti sono stati somministrati, quali sono i marchi di qualità ecc. Un sistema di questo tipo consente di prendere decisioni più informate per acquisti più consapevoli.

Sentiremo ancora parlare molto di blockchain e rappresenterà una svolta. Resta da vedere non se, ma quando e con quale rapidità verrà applicata per costruire un’industria alimentare più sostenibile. “Scegliere la blockchain comporta un passaggio culturale complesso. C’è bisogno infatti che tutte le aziende e i soggetti coinvolti decidano di fornire volontariamente informazioni attendibili e le uniscano così da realizzare quella sequenza di informazioni che poi arriverà al consumatore”, precisa Valeria Portale. “La blockchain applicata al settore agroalimentare ha potenzialità enormi e ancora non del tutto esplorate. Finora la stanno utilizzando le grandi corporate che sono capaci di condizionare la propria filiera. Ma si tratta sicuramente di uno strumento utile anche per le piccole imprese locali che possono così certificare e tutelare la qualità dei propri prodotti, e persino per le istituzioni che potrebbero introdurre standard condivisi e aumentare in questo modo le tutele per i consumatori”.

  1. Molto interessante! mi viene da pensare all’etichetta trasparente di Mario Pianesi.

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  2. interessante ma concretamente come possiamo noi piccoli produttori avvicinarci a queste tecnologie e trarne un vantaggio concreto?

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    • Buongiorno,
      I vantaggi per i piccoli produttori riguardano principalmente la possibilità di rendere inequivocabile la qualità del loro lavoro e certificare l’eccellenza. Perchè? Ogni passaggio nella filiera viene registrato dalla blockchain: in questo modo è possibile mappare ogni singolo processo assicurando territorialità, qualità del prodotto e autenticità. Si viene in questo modo a creare un sistema che mette tutti sullo stesso piano premiando meritocraticamente l’eccellenza.
      Inoltre, sfruttando questa teconologia è possibile ridurre l’intermediazione. Nel sistema economico attuale, la distribuzione della ricchezza non è omogenea nella la filiera e in genere penalizza i produttori a vantaggio degli intermediari. La Blockchain, permetterebbe di creare un collegamento più diretto tra agricoltori e consumatori finali. Il ruolo degli intermediari a volte è necessario ma questa tecnologia può snellire e rendere più semplice la filiera riducendo costi e aumentando i margini per chi lavora alla base garantendo una maggiore equità. Per il momento la sperimentazione del sistema viene portata avanti dai grandi colossi industriali (Walmart negli Stati Uniti sta collaborando con il colosso informatico IBM) ma si prevede che possa diventare uno strumento di facile uso per tutti: ipotizziamo l’avvento di app sviluppate ad hoc di cui tutti potremo fruire.

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  3. Quindi si tratta di aspettare ancora un pò?

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    • La tecnologia c’è e comincia ad essere utilizzata. Non è solo speculazione teorica ma sta trovando attuazione. In questo momento si stanno studiando le possibili applicazioni ma i colossi industriali che stanno investendo in ricerca e sviluppo hanno tutto l’interesse a velocizzare il processo di testing. Ciò che al momento non possiamo prevedere (come per tutte le nuove tecnologie) è quanto tempo impiegherà il sistema ad arrivare all’uso di massa. Noi di Osservatorio, vi terremo aggiornati!

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  4. Ho sempre creduto fortemente nella tecnologia a servizio dell’uomo. Al servizio di un’economia sana. Questa opportunità è estremamente interessante per il “nuovo mondo” che sta prendendo sempre più forma… un mondo fatto di persone consapevoli, che vogliono sapere, che pretendono di poter scegliere conoscendo il percorso che ha fatto un determinato prodotto. Sono certa che le piccole aziende saranno premiate da questo tipo di servizio. Evviva la tecnologia al servizio dell’uomo evoluto con coscienza e rispetto per il prossimo è il pianeta stesso. Avanti tutta!

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  5. ma…riusciamo a scrivere un articolo in “ITALIANO” senza usare tutte queste parole straniere?

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    • Volenti o nolenti l’inglese è il linguaggio della tecnologia: a livello tecnico, la nostra lingua sta adottando neologismi da altre lingue e non sta coniando nuove parole. Il risultato è che nell’ambito semantico della scienza e della tecnologia, abbiamo molti concetti non tradotti. In ogni caso se c’è qualcosa che non è chiaro, siamo lieti di fornire delucidazioni.
      Continui a seguirci e buona serata!

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  6. ho una piccola attività e i figli pensano ad altro spero che queste cose non si impongano troppo presto tagliandomi fuori come è già successo per altri mestieri io sicuramente non sarò in grado di adeguarmi

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  7. La tecnologia ci sta fo##endo tutti ormai…dovremmo ribellarci, sembra che ormai senza un cellulare o internet o un computer non si possa nemmeno fare un’analisi del sangue.

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  8. Cristiano Minestrini 22 giugno 2018, 10:26

    Io invece credo che i progressi tecnologici, gestiti in maniera intelligente, possono agevolare la vita e anche di molto. E’ chiaro che se si abusa di tutto ciò che la tecnologia oggi ci offre, senza dubbio ne diventeremmo troppo dipendenti e quindi perderemmo anche la capacità di arrangiarci in situazioni problematiche ma semplici da gestire.

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