Biscotti e pasticceria confezionata: è il momento del “senza lattosio”

Oggi sono sempre di più i prodotti “lactose free”, complice l’aumento del numero di consumatori intolleranti a lattosio e proteine del latte, ma anche semplicemente una maggiore attenzione rispetto agli ingredienti di un determinato prodotto.

In principio fu il “gluten free”, nato come offerta di nicchia e oggi alternativa comune e diffusa. Oggi è la volta del “lactose free”, complice l’aumento del numero di consumatori intolleranti a lattosio e proteine del latte, ma anche semplicemente una maggiore attenzione rispetto agli ingredienti di un determinato prodotto. Ecco allora fare capolino tra gli scaffali del supermercato decine di referenze che puntano sul claim “senza lattosio”, specialmente nell’ambito dei prodotti da forno confezionati.

Lactose free e dairy free: facciamo chiarezza

Innanzi tutto è bene fare una distinzione terminologica: “lactose free” e “dairy free” (o “milk free”) non sono la stessa cosa. Se la distinzione è molto chiara in inglese – dal momento che “lactose free” indica prodotti privi di lattosio, lo zucchero del latte, mentre “dairy free” indica prodotti senza latte – per noi può essere un po’ più complicato, visto che solitamente la dicitura riportata in etichetta è “senza lattosio”.

Un prodotto che riporti questo claim è quindi anche senza latte? No e il motivo è presto detto: un prodotto può essere completamente privo di latte e suoi derivati (quello che gli inglesi chiamano “dairy free”), oppure contenere latte delattosato, cioè privato del lattosio (senza lattosio, il “lactose free” inglese). Quindi il “dairy free” è implicitamente anche senza lattosio, mentre non è necessariamente vero il contrario. Va da sé che un prodotto senza lattosio sia idoneo per il consumo da parte di persone intolleranti a questo zucchero, ma non per consumatori vegani o allergici al latte perché il latte vaccino figura tra gli ingredienti di quel determinato prodotto.

Senza lattosio: il trend su cui puntano le aziende

Basta fare un giro tra le corsie di un qualunque supermercato per rendersi conto di come il bakery stia vivendo il momento dei “free from”: sono tante le aziende che puntano su questa caratteristica per le proprie referenze, in un mercato che risponde alle esigenze e soprattutto alle richieste di un consumatore sempre più attento alla propria alimentazione. Ecco così che lo storico marchio Riso Scotti, nato nel 1860 e da sempre leader italiano nella produzione e lavorazione del riso, accanto alle numerose referenze certificate VEGANOK ha lanciato da poco la linea “Sì con riso, Senza lattosio”, composta da 14 prodotti in 7 categorie merceologiche – tutte senza lattosio e senza proteine del latte. Lo stesso si può dire per Misura, marchio nato nel 1974 e noto per la produzione di alimenti pensati per soddisfare le diverse esigenze alimentari: tra le referenze certificate VEGANOK tutti i prodotti sono ovviamente senza lattosio, perché privi di latte, ma anche i prodotti della gamma “Privolat” rispondono a questa caratteristica, sebbene non siano 100% vegetali per la presenza di miele.

Quello che non bisogna dimenticare, in ogni caso, è che al di là del semplice claim “free-from”, i consumatori – che ormai risultano sempre più attenti e informati – premiano la combinazione con altri fattori, come ad esempio l’assenza di olio di palma (quasi del tutto scomparso dalle ricette) oppure il ridotto contenuto di grassi e/o zuccheri.

  1. Ottimo articolo da condividere immediatamente!

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  2. In effetti il “senza” sembra andare sempre più di moda e per un motivo o per un altro questo genere di prodotti riscuote sempre più successo

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  3. Un cambiamento dopo l’altro il mondo sarà un luogo migliore, per noi è per gli animali che chissà magari un giorno saranno liberi, liberi tutti.

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  4. I claim “free-from” sono di grande importanza al giorno d’oggi e il consumatore è sempre più attento. Io personalmente controllo sempre l’etichetta e i vari claim sono sempre di aiuto per indirizzare le mie scelte di acquisto. Bell’articolo!

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      Peccato che spesso tutti questi clamo servano solo a ingannare chi legge e da sprovveduto crede a nomenclature prive di regolamentazione a cui ognuno dà un significato personale

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    a meno che non ci siano allergie e intolleranze, l’importante è che il prodotto sia vegan

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    io compro i cornetti privolat proprio perchè sono vegan come me perchè dite che contengono il miele?

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  7. Vero, “free from” è sempre più presente: siamo partiti dal senza glutine e adesso “senza latte” e “senza uova” spopolano! Di questo passo avremo sempre più prodotti vegetali nei supermercati 😊

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    scusate l’ignoranza, ma come per il glutine che fa male anche ai non celiaci anche il lattosio sarebbe da evitare a prescindere?

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    • Ciao Desire il lattosio non è altro che lo zucchero presente naturalmente del latte… se non si hanno specifici problemi, non è dannoso, ma meglio evitare i prodotti che lo contengono per non contribuire alla sofferenza di tanti esseri viventi.

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  9. Ormai i prodotti senza latte si trovano facilmente in qualsiasi negozio di alimentari, anche il più piccolo. Segno che stanno diventando “una normalità”.

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    Olio di palma nel frattempo viene prodotto in regioni controllate. Il problema stá nel certificare i prodotti con l´olio che arriva da queste regioni. In questo caso l´olio sarebbe vegano.

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    Il lattosio è per forza di origine animale oppure può essere ricreato ed essere usato nei prodotti vegani?

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