Allergeni non dichiarati: due morti per shock anafilattico da Pret a Manger

La catena inglese Pret a Manger al centro delle polemiche: a causa di allergeni non indicati nell’etichetta di un prodotto preincartato, muore una cliente allergica alle proteine del latte. Qual è la situazione in merito alla questione allergeni?

Due casi di shock anafilattico mortale nella catena Pret a Manger, causati dall’assenza di indicazioni relative agli allergeni: una pratica molto diffusa, nonostante le specifiche norme comunitarie e pericolosissima, che comporta non solo una grave non conformità alla normativa europea ma un inaccettabile rischio per la salute dei consumatori.

La scorsa settimana il Guardian ha pubblicato la notizia di un secondo caso di decesso avvenuto ad un cliente della catena di fast food inglese per shock anafilattico, a causa della mancata etichettatura degli allergeni. Il primo caso, che risale al 2016, riguarda una giovane consumatrice quindicenne morta a Nizza dopo aver mangiato, presso un punto vendita della stessa catena, un panino nel quale non era indicata la presenza di sesamo tra gli ingredienti. Il secondo caso, risalente al mese di settembre 2018, riguarda una madre inglese morta a Londra dopo aver acquistato nel fast food uno yogurt vegetale (etichettato come vegano) che in realtà conteneva proteine del latte.

Sotto accusa principalmente gli allergeni non dichiarati nella lista degli ingredienti. Una pratica non conforme al disposto del regolamento 1169/2011 che prevede che le informazioni relative alla presenza di allergeni debbano essere disponibili ai consumatori anche per le attività di somministrazione e che quindi debbano essere fornite sempre, anche per gli alimenti non pre-confezionati, serviti nei ristoranti, nei fast food, nelle mense e nei banchi delle gastronomie.

Il mancato rispetto di tale norma, che in Italia è stata oggetto di una nota esplicativa del Ministero della Salute, è tuttora molto diffuso, pur rappresentando una condotta di particolare gravità in quanto passibile di arrecare danno alla salute del consumatore, al punto da poter costare la vita ai soggetti affetti dalle più gravi forme di allergie alimentari.

In secondo luogo, occorre sottolineare come spesso anche i prodotti etichettati come vegani e vegetariani possano contenere allergeni di origine animale e che pertanto, i consumatori affetti da allergie a latte, uova, pesce, molluschi e crostacei non possano dare per scontato che l’acquisto di un prodotto vegano sia sufficiente a garantire l’idoneità al consumo.

Il perché è riconducibile a varie motivazioni, non sempre legittime.

Da un lato, come abbiamo più volte segnalato, la crescita dell’attenzione all’alimentazione vegana porta alcune aziende ad etichettare come idonei al consumo da parte di vegani anche prodotti che vegani non sono: si tratta di una pratica ingannevole, che integra una condotta penalmente rilevante, spesso accompagnata da marchi e certificazioni falsificati.

Dall’altro lato, non esiste ad oggi una norma specifica che vieti l’assenza di tracce di allergeni di origine animale nei prodotti destinati ai consumatori vegani: pertanto su numerosi prodotti “vegan” si può trovare la dicitura “può contenere tracce di uova, latte, crostacei…” e così via. Si tratta di una presenza dovuta a contaminazione crociata, che può essere motivata da vari fattori, tra i quali, ad esempio, il fatto che alcuni ingredienti abbiano, già in origine un rischio eventuale e inevitabile di contaminazione con allergeni non presenti, peraltro, nella lista degli ingredienti.

In assenza di una norma comunitaria che disciplina quali requisiti debbano avere i prodotti destinati all’alimentazione vegana, è quindi necessario che tutti i soggetti allergici prestino particolare attenzione alla lettura delle etichette, e non cadano nella tentazione della facile equazione “vegano=privo di allergeni animali”.

Cosa si intende per allergeni e quali sono? Ne abbiamo parlato nell’ambito di un articolo approfondimento su un richiamo alimentare diramato dal Ministero della Salute consultabile a questo link: allergeni alimentari

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    Articolo internet! Grazie per il sevizio offertoci! Condividerò sicuramente con amici che lo troveranno molto interessante perché allergici.

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    Mio Dio, che notizia scioccante😢
    Ma perché i veri controlli non vengono fatti prima di immettere i prodotti sul mercato, anziché scaricare tutto sul consumatore? Non tutti lo sanno che bisogna prestare attenzione alle etichette, anche perché si pensa che acquistando un prodotto vegano si è più tranquilli. Grazie a voi della informazione e dell’averci messo “in guardia”!

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      Grazie a lei, Tina, per l’attenzione al nostro lavoro. La responsabilità di dichiarare gli allergeni è a carico dell’operatore del settore alimentare che per primo immette il prodotto sul mercato, ma tutta la filiera (grassissimi, dettaglianti, ecc) hanno il dovere di non commercializza prodotti di cui presumono una non conformità. I controlli non vengono fatti a sufficienza. Spesso i controlli riguardano aspetti formali dell’etichettatura, ma – a mio parere- dovrebbero maggiormente concentrarsi sugli aspetti in grado di causare rischi alla salute umana e animale.

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    Grazie Dottoressa Cane.
    La seguo tantissimo, i suoi contenuti ed il suo lavoro sono assolutamente necessari!

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    Gtazie di cuore, Dottoressa Cane ❣️

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  5. Ottimo articolo e l’argomento è oltremodo importante visto la vera e propria battaglia che anche come VEGANOK stiamo portando avanti a Bruxelles per la definizione di uno standard unico europeo per la definizione “vegan” che affermi senza tentennamenti che l’eventuale Contaminazione è assolutamente compatibile per noi vegani e che il termine “vegan” non ha niente a che fare con problematiche legate ad allergie e intolleranze alimentari.

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