Acquisti free from: mangiamo gluten free, cruelty free, fat free. È il momento del plastic free.

Ekoplaza propone packaging alternativi alla plastica. Parallelamente catene come Negozio Leggero, propongono la spesa “alla spina”, eliminando il concetto di prodotto confezionato. Quale soluzione si rivelerà vincente? Ciò che è certo è che il futuro è “plastic free”.

Ad Amsterdam, Ekoplaza sta portando avanti da pochi mesi, il primo progetto “plastic free“: il primo punto vendita in Europa ad offrire un intero reparto di prodotti senza plastica, nato con lo scopo di ridurre la quantità degli imballaggi immessi nel mercato.

La formula è semplice ma di grande impatto: una intera corsia dedicata, 1370 prodotti biologici e nessuna plastica nei packaging, solo materiali compostabili o riciclabili. L’iniziativa è stata lanciata in collaborazione con l’associazione inglese A Plastic Planet. Il modello “verrà esteso a tutti i 74 punti vendita sparsi nel Paese entro la fine del 2018“. In un’epoca in cui consumiamo cibi senza glutine, senza grassi e senza lattosio, perché non possiamo acquistare alimenti senza confezioni in plastica?

Ridurre l’utilizzo del packaging in plastica oggi è un imperativo. “Le confezioni in plastica che usiamo – dichiara Ekoplaza – ci servono solo per pochi giorni, ma il loro devastante impatto sul nostro pianeta può durare centinaia di anni”. In effetti, sono noti i numeri della questione globale legata alla plastica, sulla quale solo ora si comincia a prendere consapevolezza. Secondo gli studi e le stime pubblicate da A plastic Planet, a partire dai 6,3 miliardi di tonnellate di plastica prodotta dagli anni ’50 ad oggi, solamente il 9% sarebbe stata riciclata.

Se il 40% di tutta la plastica prodotta finora nel mondo è stata destinata al mondo degli imballaggi, ben la metà di questa percentuale riguarda quella destinata unicamente al confezionamento di alimenti e bevande. I maggiori problemi legati alla plastica derivano dagli ingredienti per ottenerla, dalla lavorazione e sopratutto dallo smaltimento. Inoltre, studi scientifici dimostrano come la plastica usata per i prodotti alimentari, possa interagire con il cibo contenuto all’interno lasciando che sostanze chimiche migrino nell’alimento. Ci sono infatti, normative a livello europeo che stabiliscono dei limiti perché alcune sostanze possono interferire con il sistema endocrino.

Ekoplaza lancia la sfida di rimozione dell’utilizzo del packaging e con la decisone dell’Ue di mettere al bando i prodotti di plastica monouso entro il 2019, non solo risulterà un modello possibile ma obbligatorio. La Commissione Europea ha reso note le nuove norme a livello comunitario attraverso le quali si andranno a ridurre i rifiuti plastici, causa primaria dell’inquinamento marino. L’attuazione di questa proposta mira a ridurre i rifiuti di oltre la metà evitando danni ambientali che altrimenti costerebbero 223 miliardi di euro entro il 2030. Eviterà inoltre l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente entro il 2030. I dettagli, a questo link.

La catena ci tiene a ribadire che la loro idea di business è solo l’inizio di un movimento senza plastica. Un movimento che pare stia raccogliendo i primi frutti in termini di consapevolezza. Anche altre catene stanno riformulando i loro imballaggi. È il caso di Iceland in Gran Bretagna che ha deciso di rimpiazzare tutta la plastica dei suoi punti vendita con omologhi di carta e polpa vegetale. Entro 5 anni, riformulerà totalmente tutta la politica di imballaggio.

Il mondo sta finalmente aprendo gli occhi e riconosce la piaga costituita dalla plastica” ha dichiarato Richard Walker, amministratore delegato di Iceland. “Ogni minuto un camion carico di plastica entra nei nostri oceani e provoca danni incalcolabili agli ecosistemi marini e, di conseguenza, all’umanità, visto che tutti dipendiamo dagli oceani per la nostra sopravvivenza. Spetta a noi rivenditori, principali contributori all’inquinamento da imballaggi in plastica, prendere posizione ferme sull’argomento e contribuire ad un cambiamento significativo. Non c’è più alcuna scusa per utilizzare imballaggi eccessivi che creano inutili sprechi e danneggiano il nostro ambiente”.

Secondo un’indagine effettuata dall’agenzia GlobalData dal titolo “Scenari di innovazione in materiali di imballaggio sostenibili”, due terzi dei consumatori in tutto il mondo pensano che vivere secondo uno stile di vita etico e sostenibile sia importante per creare una sensazione di benessere. Questa maggiore attenzione all’impatto ambientale sta creando nuove opportunità per produttori di materiali di imballaggio sostenibili. Quali alternative al packaging in plastica?

GlobalData ha identificato cellulosa microfibrillata (MFC), nanocellulosa, alcol polivinilico (PVOH), alcol etilenico-vinilico (EVOH) e polietilene furanoato (PEF) come materiali che incidono sull’innovazione nei mercati degli imballaggi sostenibili. La MFC è in particolare un materiale rinnovabile al 100% a base di fibre di cellulosa estratte dal legno; attualmente il suo uso è di nicchia e fortemente limitato dalla capacità produttiva ma GlobalData lo ha identificato come potenziale sostituto per rimpiazzare gli imballaggi di alimenti e bevande.

La parola passa ora alla Gdo. Realtà come Ekoplaza e Iceland possono agire da stimolo e modello per le maggiori realtà operanti nella Grande Distribuzione.

“Non vogliamo alimenti privi di imballaggi, ma imballaggi senza plastica“, dice Erik Does, Ceo di Ekoplaza. “Alcuni piccoli negozi stanno facendo generi alimentari senza imballaggio ma non è conveniente su larga scala. I consumatori vogliono prendere il loro cibo al supermercato in velocità.

L’altra tendenza infatti è proprio quella di creare negozi alla spina, completamente privi di imballaggi. Il funzionamento è semplice. Ci si può recare in punto vendita con i propri barattoli, contenitori e sacchetti, altrimenti comprarli sul posto e riutilizzarli per le volte successive. Dopodiché si passa a tarare i vari recipienti etichettandoli, prima di potersi servire. Una volta pronti i recipienti, si preleva la quantità desiderata dei vari prodotti direttamente nei dispenser o con l’ausilio di guanti e palette. Una volta terminata la scelta ci si reca alla cassa dove verranno pesati e pagati per la quantità desiderata. Questo modello sta diventando popolare come forma di acquisto sostenibile.

Ha aperto a fine giungo 2018 a Parigi, con il claim la spesa è più leggera senza imballaggi”, la prima filiale in Francia di Negozio Leggero, la catena italiana  di supermarket nata dalla collaborazione tra l’Ente di Ricerca Ecologos e la società Rinova sc: il punto vendita commercializzerà 1500 prodotti alimentari, per la persona e per la casa esclusivamente in modalità sfusa, eliminando il packaging e re-introducendo su alcuni il sistema di vuoto a rendere.

Cinzia Vaccaneo, presidente di Ecologos e Rinova dichiara: “In ogni Negozio Leggero è fondamentale che si diffonda cultura ambientale e sociale. Chi lavora dietro al bancone è un moderno ricercatore, una persona che crede nel proprio lavoro ed ha una missione: far conoscere le tematiche ambientali, sapere consigliare il cittadino nella scelta dei prodotti e far acquisire consapevolezza su ciò che acquistiamo e consumiamo.”

Quale sistema avrà la meglio nella lotta alla plastica e nella creazione di un sistema di consumo più sostenibile? Un modello basato sulla ricerca di nuovi materiali da imballaggio o un sistema che riformula il concetto di prodotto di consumo eliminando l’idea del preconfezionamento? Sarà l’ipotesi più economica o quella più sostenibile a livello ambientale? Il consumatore gioca un ruolo chiave in questo senso e sarà la figura che determinerà la direzione del cambiamento.

  1. La consapevolezza genera selezione negli acquisti… Ottimo.

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  2. Trovo che il negozio alla spina sia un trend veramente interessante. E probabilmente l’unico sistema veramente sostenibile di acquistare. Mi chiedo se però sia quello che effettivamente potrà prendere piede e avere la meglio sulle altre opzioni. Acquistare in questo modo richiede infatti la nostra attenzione, il nostro tempo. La maggior parte di noi va sempre di corsa al supermercato, afferra la prima cosa che gli capita per le mani, raramente legge le etichette e torna casa con prodotti confezionati magari suggeriti dagli spot televisivi. Acquistare alla spina invece significa comperare prodotti secondo le nostre esigenze nutrizionali, al di là dell’appeal di un determinato marchio, fermarsi ad osservare, scegliere in consapevolezza e interagire con l’acquisto che stiamo effettuando. Insomma,oltre al vantaggio ambientale ed economico (i prodotti costano meno), Il superamento del cibo confezionato ci restituisce una seconda chance per essere consumatori attivi e consapevoli.

    Però…se dovessimo invece percorrere la strada dell’imballaggio green senza cambiare le nostre abitudini di acquisto, ben vengano gli studi sul packaging sostenibile, biodegradabile e privo di materiali plastici.

    Il fine ultimo è trovare un rimedio al disastro ambientale dei prodotti in plastica. Va tentata ogni opzione possibile, che sia transitoria o definitiva.

    Voi cosa ne pensate? Acquistate mai alla spina?

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  3. I negozi alla spina sono un’esperienza. Diventeranno il futuro. Si acquista solo nella quantità di cui sia bisogno, si guarda il colore, la forma di ciò che compriamo. Ci riconnette al cibo. Non acquistiamo più sterili scatole di plastica ma prodotti che conosciamo, che vediamo. Questo ha un valore.

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  4. Secondo me ci orienteremo verso la ricerca su forme di imballaggio più sostenibili. Sono d’accordo con Laura Serpilli quando afferma che consumare nell’ambito di un punto vendita alla spina ci rende per necessità, dei consumatori più attenti in quanto si tratta di un tipo di acquisto che richiede il nostro tempo la nostra attenzione. Questi due aspetti, sono contemporaneamente i punti forti e punti deboli e dell’acquisto packaging free: non siamo pronti secondo me a rinunciare alla velocità e ad investire tempo e attenzione nei nostri acquisti. È ancora prematuro pensarlo. Il packaging sostenibile è un compromesso al quale arriveremo con più facilità.

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  5. Marianna Serti 12 luglio 2018, 20:03

    L’acquisto Plastic free sarebbe possibile già da domani o dopo domani… Il progresso in questo campo è troppo lento rispetto alle necessità urgenti a livello ambientale che dobbiamo affrontare. Anche le direttive promulgate dall’UE hanno una deadline troppo a lungo termine e le misure sono troppo tiepide come se si volesse ignorare l’enorme problema in merito alla plastica! Ma chi vogliamo aspettare??!

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  6. Credo fortemente che il mondo stia cambiando in meglio, però sinceramente non ne ho un riscontro diretto, nel senso che vedo molta più attenzione da parte dei consumatori, dei cittadini che fanno la raccolta differenziata, ma poi non so se davvero il nostro mare, le nostre strade, le discariche stanno ottenendo dei miglioramenti oppure se tutto è come prima.

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