Acqua Sant’Anna Beauty al collagene bovino: la parola all’esperta

L’azienda cuneese Sant’Anna ha da poco lanciato sul mercato una linea di acque aromatizzate contenenti collagene bovino, pubblicizzate come un valido aiuto per contrastare i segni dell’età sulla pelle. È davvero così? Risponde la dottoressa Erica Congiu, biologa nutrizionista del Comitato Scientifico di AssoVegan e coordinatrice di BioDizionario.it

Acqua con collagene bovino “per la bellezza della pelle”: il noto marchio di acqua minerale in bottiglia Sant’Anna, fondato a Vinadio (CN) nel 1996, lancia la nuova linea di acque beauty, al cui interno – tra zucchero, sali minerali aggiunti e aromi di fiori e frutta – fa bella mostra di sé anche uno 0.6% di collagene bovino idrolizzato, proteina ricavata dal tessuto connettivo degli animali. L’azienda ha lanciato sul mercato 3 “gusti” di acqua: kiwi, lime e menta; pesca e pepe nero; rosa e frutti rossi che, secondo la campagna pubblicitaria, contribuirebbero “alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo e al mantenimento dello stato fisiologico della pelle”. Un’acqua presentata come amica della pelle, quindi, ma di certo non degli animali.

La possibilità che non sia giusto allevare e sfruttare esseri senzienti, sia a scopo alimentare o per qualsiasi altra ragione, non viene minimamente contemplata ma probabilmente sarebbe strano il contrario: “business is business”, direbbe qualcuno, e il fatto che nel 2019 – in modo del tutto anacronistico e in controtendenza rispetto alla necessità di liberare gli animali dal gioco dello sfruttamento umano – abbiamo perfino un’acqua con ingredienti di origine animale.

L’alternativa etica sarebbe stata l’impiego di collagene di origine vegetale, come sottolinea la dottoressa Erica Congiu, biologa nutrizionista coordinatrice e responsabile di BioDizionario.it:

“Il collagene vegan esiste e si può ottenere in due modi: da biotecnologia o da fonti vegetali. Nel primo caso si inseriscono nel DNA di un batterio i geni per la produzione di collagene, così che il batterio produrrà una proteina pura, perfettamente identica a quella prodotta dal nostro organismo, a basso costo e senza lo sfruttamento e l’uccisione di animali. Inspiegabilmente questa alternativa è ancora poco utilizzata e il 99% degli integratori è a base di gelatina animale, ovvero le ossa, la pelle e le cartilagini derivanti dagli scarti di macellazione. Il collagene vegetale invece non è propriamente collagene, ma piuttosto un “booster” di collagene, una sinergia di vitamine ed estratti vegetali che promuovono la sintesi di collagene. Molti di questi contengono l’estensina, una proteina di origine vegetale ricca di idrossiprolina che è uno dei principali amminoacidi che concorrono alla formazione del collagene”

A dimostrazione di ciò, sono numerose le creme di bellezza a base di collagene di origine vegetale che hanno ottenuto la certificazione VEGANOK, in quanto 100% vegetali e totalmente cruelty-free: parliamo di prodotti delle aziende cosmetiche Fitocose, Segreti di Natura, Linfaderm, FCR 1903, UNIQUEPELS e Youkino.

Collagene bovino: una proteina davvero “miracolosa” per la pelle?

Al di là dell’importante questione etica, ne resta una molto pratica: il collagene impiegato dall’azienda funziona davvero per contrastare i segni del tempo e aiutare la pelle dei consumatori a rimanere giovane? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Congiu, che ci ha aiutato a fare luce sulla questione.

“Il collagene è una proteina importantissima, che viene prodotta naturalmente dal nostro organismo ed entra a far parte della struttura dei nostri tessuti connettivi: pelle, articolazioni, ossa e tendini. Va da sé che una carenza di questa proteina conduce non solo al problema estetico dell’invecchiamento cutaneo, ma anche a gravi ripercussioni a livello del nostro apparato scheletrico. Nel corso del tempo, la produzione di collagene rallenta naturalmente e dopo i 25 anni scomponiamo più collagene di quello che produciamo, con la conseguente comparsa di rughe e cedimenti tissutali”.

Sembra quindi logico pensare che assumere collagene tramite un integratore possa invertire questo processo, ma non è così:

Il collagene non passa inalterato dallo stomaco ai tessuti ma subisce i processi digestivi comuni a tutti gli altri alimenti. Ciò vuol dire che questa proteina, prima di essere assorbita, viene scomposta in tutti i suoi amminoacidi, che verranno utilizzati per produrre collagene endogeno se le condizioni lo riterranno necessario. In altre parole, l’assunzione di collagene non fa altro che rendere disponibili i mattoncini che servono per la produzione di collagene endogeno, ma se la produzione di collagene è inibita o rallentata per altri fattori, tutto ciò è perfettamente inutile”.

Come chiarisce la dottoressa Congiu, tra i fattori che determinano il rallentamento della produzione di collagene e la distruzione di quello nei tessuti troviamo una dieta scorretta, l’abitudine al fumo, i raggi UV, lo stress, ma soprattutto un’insufficiente assunzione di vitamina C. L’approccio corretto pertanto non è aumentare l’assunzione di collagene esogeno, “ma piuttosto favorire la produzione di collagene endogeno, limitando i comportamenti che ne provocano la distruzione e assumendo alimenti ricchi di vitamina C e antiossidanti, quindi frutta, verdura e olii ricchi in omega 3″. La dieta vegetale è ricca di alimenti che contengono gli amminoacidi indispensabili per la produzione di collagene (glicina, lisina e prolina), e in particolare parliamo di prodotti a base di soia (tempeh, tofu e proteine di soia), fagioli neri e altri legumi, semi (soprattutto zucca, girasole e chia), e frutta secca (in particolare pistacchio, arachidi e anacardi).

Per concludere, la dottoressa Congiu sottolinea che “non è assolutamente indispensabile ricorrere ad un integratore ma soprattutto non è indispensabile l’utilizzo di fonti animali, tanto più in un’epoca in cui l’approccio riduzionista nei confronti degli alimenti di origine animale risulta indispensabile per salvaguardare la nostra salute e l’ambiente che ci circonda”.

  1. Certe aziende pare si divertano a fare scempio dell’intelligenza umana. Speriamo che le persone comuni nella loro semplicità si ribellino all’idiozia e alla violenza di certi prodotti

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  2. La cosa veramente triste è che con prodotti del genere sembra di fare decine di passi indietro, in un mondo che ha bisogno sempre di più e sempre più in fretta che tutti si muovano nella direzione della compassione e del rispetto per ogni creatura…

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  3. È da questa tipologia di prodotti e di claim pubblicitari che possiamo, come consumatori, trarre ottimi spunti di riflessione su ciò che acquistiamo e il ruolo del Marketing sulle nostre abitudini di spesa. Non facciamoci ingannare. Studiando la questione infatti, si evince che non esiste alcuna evidenza scientifica sull’efficacia di questo prodotto sulla pelle (relativamente al collagene presente nel prodotto, no allo zinco).
    Inoltre non avevamo bisogno dei derivati animali persino nell’acqua

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    E’ davvero una follia! Certe aziende farebbero di tutto pur di vendere! E’ contro la morale e l’etica! Soprattutto nei confronti del pianeta e di tutti gli esseri viventi!
    Ci vorrebbero belli ? No, solo malati e stupidi. Per fortuna che ci sono aziende, come Fitocose che utilizza nei suoi prodotti estratti di fiori, foglie , radici, semi , frutti , cortecce , sommità fiorite, tutti provenienti da piante rigorosamente bio.
    Un nuovo modo di intendere la bellezza, la vera bellezza, che consiste nel rispetto di tutti gli esseri viventi e dell’ambiente. Una sensibilità a 360°!

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  5. Un’assurdità!
    Ma che senso ha ?
    Concordo con LaDue… queste azioni di marketing sono passi indietro in un mondo che sta correndo verso sostenibilità e rispetto per ogni creatura.
    Azione obsoleta socialmente e le eticamente…e a quanto pare , dal punto di vista scientifico, pure priva di utilità .
    Credo che questa azienda debba rivedere un po’ di strategie e commisurarle alla attuale realtà.

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  6. Ma in questo momento che tutto il mondo sta facendo un passo verso il cambiamento questi tornano indietro ? E mi fanno pure le bottiglie biodegradabili ? Non ho parole !

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  7. Oh! Non riesco neanche a commentare per la nausea solo a leggere “acqua e collagene bovino” 🤢

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    Gian Maria Cavalieri 8 Settembre 2019, 11:01

    Continuo a domandarmi che bisogno ci sia di continuare ad usare “prodotti” di origine animale. Soprattutto se, come in questo caso, i risultati sono inesistenti (non che l’efficacia ne giustifichi comunque l’utilizzo). Un po’ quel che accade con la bava di lumaca.

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  9. A parte la totale inutilità del prodotto, faccio davvero fatica a comprendere come un’azienda investa nella realizzazione di un prodotto come questo; inutile, forse dannoso per l’uomo, sicuramente crudele per i nostri amici animali e del tutto controcorrente.
    Al di là dell’aspetto etico, che per me è quello più importante, mi auguro che il mercato ne decreti il giusto insuccesso, oltretutto chiamare acqua una cosa che acqua non è dovrebbe far riflettere.
    Sbaglio o non possiamo più definire latte di soia qualcosa che latte non è?

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